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  • Enza Barba - Peruresponsabile

Una passione che diventa lavoro: la mia esperienza con Peruresponsabile



Sono passati 8 mesi da quando sognavo l'ipotesi di un colloquio per uno stage in ambito turístico in un tour operator lontano dall'Italia e fantasticavo se fosse stato possibile.

Giravo mail, chiedevo informazioni, mi spianavo la strada per quando avrei terminato il corso di travel designer a Roma.

Sono stati mesi in cui ho scoperto che ogni giorno può essere una bellissima sorpresa. Mi svegliavo ed era sempre una sfida nuova, un viaggio nuovo. Si stavano aprendo tante strade, tante opportunità. Avevo un’idea chiara di quello che volevo fare: intraprendere la strada del turismo specializzandomi in un’unica destinazione, poterla vivere e sperimentare personalmente il programma che si propone ai viaggiatori.

Cosí, affascinata dal loro modo di costruire viaggi su misura, avevo fatto una richiesta di stage post formazione a Peruresponsabile.

È durante il colloquio a Roma con Gabriele che ho realizzato ciò che stava prendendo forma attorno a me. È stata la chiacchierata più ricca d'emozione della mia vita.

Parlavo di turismo, non perché stavo per partire per un viaggio. Uno dei soliti viaggi. Parlavo di turismo come lavoro e mi veniva facile come se lo avessi fatto da sempre.

Ma il lavoro a cui ambivo era dall’altra parte del mondo, ma in quel momento mi é sembrata la scelta piú semplice della mia vita.

Non appena Gabriele mi ha confermato che avrei potuto iniziare lo stage, non ho esitato un attimo ad affermare che fossi pronta. E cosí, in pochi mesi mi sono ritrovata su un aéreo destinato a Lima.

Quella mattina all'imbarco ho conosciuto una famiglia italiana, diretta ad Orlando.

Stavano mantenendo una promessa fatta un anno fa alla figlia di 10 anni: se avesse preso tutti 10 l'avrebbero portata a DISNEYLAND, nel parco divertimenti più bello del mondo.

Quella bambina aveva la felicità negli occhi. Se l'era meritato questo viaggio e se lo stava godendo sin dalla partenza.

Mai come in quel momento ho sentito le mie emozioni all'unisono con una sconosciuta, 18 anni più piccola di me, perché a 28 anni credere in un sogno e capire che ti separa solo qualche ora di volo, puó avere la stessa emozione di quando da adolescente raggiungi un obiettivo.

A 28 anni non si é tanto maturi, ma non si é nemmeno giovanissimi per poter ricominciare da capo, in un’altra cittá, con gente nuova e con un lavoro nuovo. Bisogna lanciarsi e senza aspettative prendere solo il meglio che quella opportunitá puó darti.

Appena atterrata a Lima, l’impatto non é stato dei migliori,avevo un transfer che mi aspettava in aeroporto.. era quasi mezzanotte e durante il tragitto fino all’hotel, ad ogni metro, mi chiedevo dove fossi capitata. Il distretto di Callao non è per nulla una zona sicura di Lima e intorno a me vedevo solo immondizia e gente che, divertendosi, si lanciava sacchetti pieni di spazzatura.

Insomma bene ma non benissimo. Ma era notte e probabilmente avevo solo bisogno di riposo.

Il mio ostello, per fortuna, era in zona Miraflores, quindi niente panico.. ero nella zona migliore di Lima.

La prima notte ho dormito 3 ore. Lo ricordo benissimo. Un misto tra fuso orario e adrenalina che camminava nel mio corpo. Mi svegliai all’alba e decisi di andare a fare un giro per Lima, per nulla spaventata dalle scene viste qualche ora prima.

Sentivo il tintinnio della pioggia che batteva sul davanzale della doccia, e dopo aver sistemato un po' i bagagli, durante la colazione mi ritrovai a scambiare le mie prime parole in spagnolo con un ragazzo svizzero in giro per il sud America da qualche mese. Parlando con lui appresi la notizia, non bellissima, che il cielo di Lima é sempre inesorabilmente grigio. Una cappa di nuvole grigie costanti, che quando sei fortunata…piove!

Decisi comunque di uscire.

Iniziai a camminare senza meta in cerca di una mappa. Ma poi all'improvviso di fronte a me l'oceano! IMMENSO, BELLISSIMO. Non era la prima volta che vedevo l'oceano ma era la prima volta che lo vedevo così bello.

Forse perché ero da sola, in giro per una città nuova e con l’immensitá davanti ai miei occhi e non avevo paura. Pensavo di essere esattamente al posto giusto nel momento giusto!!!

Camminai da Miraflores a Barranco senza sosta e andai alla ricerca del famoso "ceviche de pescado". Niente di meglio per onorare il mio primo pranzo in Perú. Trovai, dopo aver camminato un po’, il posto perfetto in cui potermi fermare, rilassarmi e godermi le foto scattate durante la mattinata. Nel pomeriggio iniziai a realizzare il vero motivo per cui fossi arrivata sino in Perú: il mio stage. Quindi súbito dopo pranzo, decisi di andare a conoscere i miei colleghi dell’ufficio di Lima e credo che non potessero accogliermi in modo migliore: caffé italiano e Nutella, seguito da papas y cerveza dopo l’orario di ufficio :) Cosa chiedere di piú?

Non nego, peró, che la sera, appena rientrata in ostello, le sensazioni cambiarono.

Avevo paura...tantissima. Stavo iniziando un percorso nuovo, in una lingua nuova e in una città che spesso non mi faceva sentire al sicuro. Ma credo che queste esperienze aiutino proprio a crescere, quindi mi sono armata di coraggio e ho trascorso in serenitá il mio ultimo giorno a Lima. Il giorno successivo finalmente salii sul volo per Cusco ed iniziava cosí la mia avventura nel posto che mi avrebbe accolto per tre mesi.

Il grigiore di Lima divenne súbito un lontano ricordo, perché ad attendermi all’aeroporto di Cusco c’era un sole fantastico e una vista mozzafiato. Ero a 3400 mt di altura!!!!! Io dalla mia pianura pugliese a 3400 mt di altura!!! Un po’ di riposo e un buon mate di Coca mi rimisero in sesto cosí che potessi iniziare a disfare le mie valigie.

Sapevo che avrei alloggiato nel Caith (Centro di assistenza integrale alle lavoratrici domestiche), che rappresenta uno dei migliori esempi di tutela di giovani bambine altrimenti destinate vita natural durante al "lavoro" domestico, molto spesso in un contesto di privazioni, violenze e disagio sociale.

Se dovessi descriverlo in 2 parole direi : POSTO MAGICO! Dalla mia finestra si vedono tutte le montagne di Cusco e quando cala la sera le luci delle abitazioni creano un'atmosfera che non si può descrivere a parole.

La mia cena e la mia colazione si svolgono in una cucina comune e cucinano per noi Yoni e la mitica Paulita, la mia nuova nonna peruviana, con cui ogni giorno ho modo di parlare di tutto, di entrare davvero a contatto con la loro cultura e scambiare opinioni su qualsiasi argomento.

Sono davvero maestre nel farmi sentire a casa. Ogni giorno a tavola c'è sempre una persona nuova, magari un viaggiatore che alloggia quì oppure nuovi volontari o membri di associazioni che sostengono il progetto che anni fa Vittoria Savio ha messo in piedi.

Il lunedì finalmente, dopo una colazione con pane caldo, marmellata di aguaymanto e un succo di frutta al mango appena frullato, vado in ufficio.

Il mio primo giorno ero emozionatissima, cosí iniziai a dare un'occhiata agli itinerari classici.. a studiarli un pó e in un attimo mi accorsi del perché volevo e voglio fare questo lavoro: é il lavoro più bello del mondo e conoscerlo così da vicino, poter toccare con mano quello che venderai ai viaggiatori e incontrarli per poter spiegar loro il tour dandogli assistenza é tutto ciò che desideravo quando ho deciso di entrare nel mondo nel turismo :)

Da quel primo giorno sono trascorsi quasi 3 mesi…giorni pieni di esperienze lavorative e di vita che mi hanno arricchita tantissimo.

Ho avuto modo di conoscere la parte operativa del lavoro, preparando programmi di viaggi, seguendo i briefing per i viaggiatori che accogliamo a Cusco, spesso cenando con loro al Caith, avendo cosí anche un’esperienza diretta di tutto ció che organizziamo, accogliendo opinioni positive e anche critiche per migliorare.



Grazie a Peruresponsabile sto avendo anche la possibilitá di provare i servizi che offriamo ai nostri turisti e sentirmi, oltre che operatore turístico, anche viaggiatrice.

Il secondo giorno di lavoro ho partecipato ad un city tour notturno di Cusco. Cusco é meravigliosa, é una cittá grandissima ma ti dá l’impressione di spostarti in un attimo da un estremo all’altro. Nonostante le innumerevoli salite e pur vivendoci da quasi 3 mesi, ho sempre la sensazione di essere una turista appena arrivata. In Plaza de Armas ogni giorno c’é gente che ti propone dei tour, donne che cercano di venderti tessuti fabbricati a mano nelle comunitá e meraviglie archeologiche che fanno da cornice a tutto questo splendore. In questa cittá si respira sempre un'atmosfera di festa, dalle strade principali ai mercati, fino alle zone periferiche. Ogni angolo di questo posto in altura ha una sua caratteristica che la rende affascinante.

La gastronomía é uno degli aspetti che piú amo di questa nazione. Ho avuto l'opportunitá di accompagnare due viaggiatori ad una cooking class presso Cusco Culinary e cosí ho potuto apprendere il modo in cui cucinano le loro prelibatezze, con gli ingredienti comprati al mercato di San Pedro. I mercati sono il posto in cui mi rifugio solitamente durante i week end. Rientrano fra quei posti in cui appena arrivi c’é un caos tremendo e non capisci cosa stia accadendo: un odore di frutta e carne cruda nauseante, cani che corrono, lama al guinzaglio, bambini che giocano, donne che vendono fiori e cavetti usb nello stesso chiosco, uomini che ti sorridono, polizia. È una distesa infinita di cibo e altre 1000 cose che non pensi di poter trovare, per esempio la gioia. In giornate in cui la malinconia sovrasta tutti i pensieri, questi posti per me sono la salvezza, perché sono frequentati da cosí tanta gente, tra locali e turisti, che rappresentano il posto in cui riesco sempre a sentirmi a mio agio.

Cusco, inoltre, per la sua posizione é il punto migliore per iniziare a conoscere il sud del Perú.A pochi km di distanza si possono raggiungere dei posti meravigliosi, esempi della cultura Inca. C’é la valle sud con Tipón, Pikillacta, Andahuaylillas e la “cappella sistina” del sud America; la Valle Sacra con i suoi spazi immensi, ricca di vegetazione, come alberi di andanes ed eucalipti e con rilevanti siti archeologici, esempi delle fortezze che difendevano la zona dagli attacchi della gente della selva. Nella Valle Sacra é anche facile perdersi tra i mercati dell’artigianato di Pisaq e Ollantaytambo, in cui ho avuto modo di conoscere artigiani di tessuti, gioielli e ceramiche e apprendere il loro modo di produrre.

Il paesaggio che é riuscito a darmi piú emozioni é stata la Montagna Arcobaleno e il Cerro Colorado. 5 km in salita a 5000mt di altura. Un’infinitá di passi, il tempo che scorre, la distanza che diminuisce, ma il bisogno costante di ossigeno che si fa sentire sempre di piú. La salita é stata difficile e ho sentito le mani di tutte le persone che mi amano, una ad una, che mi incoraggiavano verso la vetta!

Ogni tanto qualcuno si fermava a chiedermi se volessi galoppare sul cavallo per raggiungere la montagna, ma avevo deciso di proseguire solo con la mia forze, perché quello era il mio sogno e dovevo avere coraggio.

Ogni tanto alzavo gli occhi e iniziavo a vederne i colori. Poi la nebbia. Poi le nuvole. Due ore. Due lunghissime ore. Poi finalmente il cartello che segnava i 5 km. Ne avevo percorsi 5.. ce la stavo facendo. Appena arrivata all’ultima salita inizió a nevicare, sempre più forte ed io ero stanca. Sentivo di non avere piú le forze quando davanti a me é apparso il paesaggio dei miei sogni: la montagna dei sette colori. In quel momento non ho resistito: ho pianto, tanto, milioni di lacrime di gioia! Avevo un sorriso affaticato mischiato a neve. Quei colori non sono riuscita a vederli esplodere, ma li porto stampati negli occhi ma soprattutto nel cuore. Ho capito cosa vuol dire "la meta é quello che proviamo". Sì é proprio così! Non é l'arrivo che conta ma ciò che si prova durante il cammino.

Mi sono sentita la persona più fortunata del mondo per poter godere di quel paesaggio, quei colori, lama, montagne, il ghiacciaio Ausangate e la neve che lascia il posto al sole. Se esistesse una definizione del giorno più bello della vita.. quello fu senza dubbio il mio!

Il Perú non smette mai di sorprendermi e dopo questa esperienza, é arrivata la volta dell’escursione all’isola di Taquile.

In questo posto sembra che il tempo si sia fermato. Niente auto, niente smog, niente corrente, niente acqua calda, niente copertura di rete. La sensazione é quella di esser tornati indietro nel tempo in un villaggio bucolico, strade in salita e 3800 mt di altitudine con la vista sul lago navigabile piú alto del mondo.

La nostra barca è salpata da Puno la mattina presto approdando, dopo circa mezz’ora di navigazione, su una delle isole galleggianti degli Uros. Mi sono resa conto di quante realtà ignoriamo, come questo luogo costruito dalla tribù omonima al fine di sottrarsi dalla minaccia delle più aggressive tribù dei Collas e degli Inca.

Siamo poi arrivate dopo 3 ore di navigazione con una barca collettiva sino a Taquile e la cosa che immediatamente colpisce di questo luogo sono i magnifici paesaggi anche se visitare cotanta bellezza richiede un’abbondante sforzo fisico. Tra il porto e la piazza principale ci sono infatti 400 metri di dislivello da percorrere attraverso una gradinata.

Vivendo a stretto contatto con due diverse famiglie per tre giorni ho appreso quanto sia forte e caratterizzante la cultura di quest’isola, ma soprattutto quanto i suoi abitanti siano legati a essa da un rapporto viscerale. Nessuno di loro sogna di scappare da quella realtá, di vedere cosa c’é oltre quel lago, quei tramonti e quei paesaggi. I sogni dei giovani si possono sintetizzare nel desiderio di studiare nelle grandi cittá dove c’é piú possibilitá di godere della giusta istruzione e poi ritornare sull’isola per apportarne i miglioramenti appresi studiando letteratura, medicina, inglese o qualsiasi altra materia per stabilire un vero legame tra quel mondo incantato e la civiltá.

Ritornata a Cusco ho riflettuto a lungo su quanto il mio modo di viaggiare stia prendendo una forma diversa. Sono molto piú attenta ai dettagli dei servizi che vengono proposti e di quanto questa esperienza con Peruresponsabile mi stia dando le giuste basi per poter affrontare questo lavoro dovunque io decida di andare.

Oltre ad aver fatto ancora piú luce su quelle che sono le mie ambizioni ed i miei sogni, questo periodo in Perú ha tirato fuori ancora di piú la mia vena avventurosa, trasformando molte delle mie paure in coraggio.

Ho vissuto l’esperienza di Machu Picchu percorrendo un cammino su una strada attraverso i binari da Idroelettrica ad Aguas Calientes che per quanto sia stata faticosa, mi ha fatta sentire libera. Mi ha fatto rivivere ad ogni passo tutti i mesi trascorsi quí.

Raccontarvi la visita a Machu Picchu non é facile, perché é un posto unico, in cui ti perdi con lo sguardo e che riesce a stuzzicare la fantasia al punto tale da lasciarti immaginare come fosse la vita al suo interno al tempo degli Inca. Camminando lungo il sito ho visto finalmente tutto quello che avevo letto e visto nei libri e nei documentari: i terrazzamenti, le abitazioni di pietra, i canali di irrigazione, il tempio. É enorme, più di quanto lo si possa immaginare e poi è cosi in alto tra le nuvole che mi sentivo sospesa nell'aria.

Nonostante la stanchezza per la lunga salita di gradoni e curve fatta da Aguas Calientes a Machu Picchu percepivo un’energia fantástica: c’era un sole spettacolare, tutt’intorno la valle sacra degli Inca, la foresta e molto più giù il sacro fiume Urubamba. Una vista sensazionale che rimarrá impressa nella mia mente come una fotografia e che mai dimenticheró.

Proseguendo il percorso all’interno del sito sono stata pervasa da una sensazione surreale che mi ha accompagnata anche durante la discesa fra i sentieri, che avevo giá percorso all'alba. Scendendo ho assistito allo spettacolo dei peruviani che salivano verso il sito e che con un filo di fiato cantavano gli inni alla Pachamama. Ero stupefatta di quanto fatica e fede si unissero sui quei gradini e li facessero apparire ai miei occhi le persone piú felici e serene del mondo.

Il Perú ha fatto scoprire una parte di me che conoscevo poco.. mi ha fatto scoprire tutti i miei limiti e le mie prioritá.

Ho odiato alcuni posti per la fatica che dovevo affrontare, ho pianto, ho urlato e ho fatto la pazza.

Ho amato altri posti per la gente che ho incontrato e per la semplicità a cui io non ero più abituata.

Ho visto sorridere un bambino che non aveva nulla.

Ho visto realtà diverse che mi hanno scottata e a volte spaventata.

Ho visto paesaggi meravigliosi che porterò con me dovunque, negli occhi e nel cuore.

Ho conosciuto un lavoro che mi piace e che non smetterei mai di fare.

In tutto questo sono passata dalla rabbia, alla fatica, alla paura, al non saper comportarmi di fronte ad alcune situazioni per poi sfiorare la felicità guardando un tramonto e assaporando la genuinità sedendomi a tavola con le persone che ormai sono diventate la mia quotidianità!

Mi sono svegliata la mattina e mi sono chiesta piú volte che ci facessi quì. Ed ogni volta a fine giornata ho trovato la risposta.

Ho avuto bisogno della mia famiglia e di stringere il mio cane e ho capito che sono la mia fonte di vita. Senza di loro sarei una pedina in giro per il mondo senza un motivo di ritorno.

La ricchezza che mi porterò dietro non sarà di certo in denaro, ma sarà un'infinità di emozioni,di volti e di paure trasformate in coraggio!

Il mio cammino lo auguro a ognuno di voi, perché capire chi si è diventati è il viaggio più bello che ognuno possa fare nella vita.








Enza Barba



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