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  • Francesca Corda - Peruresponsabile

Amazzonia.. che passione! (Parte prima)

Ha 27 anni Sara e da tempo nutre una profonda passione per l'Amazzonia.

Grazie a Peruresponsabile é riuscita a coronare il suo sogno, ovvero quello di trascorrere un periodo di lavoro, impegno e formazione in Amazzonia... per ben tre volte!

Ma cosa pensa Sara della selva più bella e affascinante di tutto il Sud America? In che modo ha affrontato i suoi viaggi?

Bene, per scoprirlo non vi resta che iniziare a leggere!


Ciao Sara, una prima domanda facilissima per metterti a tuo agio. Chi é Sara Narduzzo?


“Ciao Fra, che dire? Sara é una ragazza che é sempre cresciuta con l’idea di viaggiare.


Fin da quando ero piccola ho sempre sognato di viaggiare; il primo viaggio da sola l’ho fatto durante il periodo delle scuole medie e son stata anche in Inghilterra all’età di 15 anni sempre da sola. Diciamo che ho sempre puntato ad una cosa in particolare nella mia vita: l’indipendenza.


I miei genitori hanno sempre saputo che nella mia vita mi sarebbe piaciuto viaggiare; chiedevo sempre in regalo libri che parlassero del mondo, di posti bellissimi come Riserve Nazionali e Parchi Naturali, e di animali tropicali che mi hanno sempre affascinata. Ho iniziato a prendere appunti su un block-notes e a dividerlo per sezioni: c’era il capitolo dedicato ad alcuni paesi del mondo, c’era quello dedicato alle piante e agli animali e ovviamente c’era quello dedicato all’Amazzonia.


A 18 anni ero sicura di ció che avrei voluto fare: andare in Amazzonia per prendere parte ad un progetto di volontariato che si occupava della salvaguardia di animali tropicali in via d’estinzione..”


Insomma, volevi proprio andare dietro l’angolo.. vero?


“Esatto! Poi per ovvie ragioni non me ne sono mai andata. Avevo appena concluso il mio percorso di studi al Liceo Linguistico e mi sono impegnata in un percorso universitario in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale alla facoltà di Lettere e Filosofia a Udine. Concluso questo percorso mi sono iscritta a 22 anni al Master “Management e gestione del turismo responsabile e sostenibile” a Milano. Qui mi é stata data la possibilità di intraprendere un tirocinio che mi ha portata nel posto dove ora vivo da ben quattro anni: il Perú.”


Se non mi sbaglio é proprio in questo periodo che hai intrapreso il tuo primo viaggio in Amazzonia giusto? Ti va di raccontarci questa esperienza?


“Son partita per il Perú giá con l’intenzione di visitare l’Amazzonia. Infatti una volta concluso il tirocinio ho deciso di partire per un viaggio di circa 10 giorni dando prioritá al mio sogno ancor prima di visitare Machu Picchu.

Ho deciso di partire come volontaria presso un centro di recupero per animali strappati al traffico illegale che si chiama Amazon Shelter (ONG) che si trova vicino alla Riserva di Tambopata (Puerto Maldonado).

É un centro dove vengono salvati animali provenienti da tutta la zona amazzonica come, scimmie, pappagalli, tucani, tartarughe ecc. Ho collaborato con biologi e veterinari al recupero di moltissimi animali tra cui alcuni Ara Ararauna (pappagallo di taglia grande) a cui erano state tagliate le penne e quindi impossibilitati a volare e diverse scimmie mutilate o che comunque avevano vissuto la maggior parte della loro vita dentro una gabbia. Il fine era ed é tutt’oggi quello di recuperare questi animali per poi liberarli nel loro habitat naturale.”


Da ció che ci hai detto porti questa passione nel cuore da tantissimo tempo ma qual é il tuo primo ricordo legato all’Amazzionia? Un libro, una foto, un documentario..


“Sicuramente é stato un documentario. Ricordo che non me ne perdevo uno. Ogni domenica stavo ore ed ore a guardare il programma “Alle falde del Kilimangiaro” perché spesso e volentieri affrontavano temi che mi interessavano moltissimo e credo che sia anche merito di questo programma se mi sono appassionata cosí tanto alla natura e ovviamente all’Amazzonia.

Comunque in generale, qualsiasi programma che parlasse di foresta pluviale, foresta amazzonica, Brasile ecc io non me lo potevo perdere.”


Viste queste considerazioni Sara e soprattutto vista la tua carriera scolastica una domanda mi sorge spontanea: perché non hai intrapreso, ad esempio, un percorso di studi come veterinaria che ti avrebbe permesso senza dubbio di poter lavorare seguendo la tua piú grande passione?


“Io credo più che altro che sia colpa di una mia avversione nei confronti delle cliniche, degli ospedali, degli aghi e dei vaccini. Tutte cose che in un certo modo mi hanno fatto desistere nell’intraprendere quella strada.

Ovviamente come tutte le adolescenti avevo il sogno di lavorare con gli animali anche perché i miei genitori mi hanno sempre trasmesso una forte passione per il mondo animale e mi hanno permesso di crescere a contatto con cani, gatti, cocorite e canarini.

Comunque prima di arrivare alla mia decisione finale avevo considerato anche di studiare antropologia-etnografia, archeologia e criminologia. Tutte idee che poi ho scartato per scegliere alla fine di lavorare nel mondo del turismo per seguire l’altra mia grande passione che é, come ti ho detto prima, viaggiare! Ero sicura che questa strada, in un modo o nell’altro, mi avrebbe dato l’opportunità, come poi é successo, di vivere delle esperienze anche nel territorio amazzonico."


Diciamo che hai scelto bene perché non stai lavorando in una agenzia qualunque ma stai lavorando all’interno di un’agenzia che si occupa di turismo responsabile. L’aspetto molto importante é che si tratta di “responsabilitá” nei confronti delle persone, delle comunitá, della flora e della fauna del paese e quindi un turismo responsabile a 360°. Quindi ti chiedo: in che modo lavorare per Peruresponsabile ti ha dato la possibilitá di coronare il tuo sogno?


“Diciamo che questo lavoro mi ha dato la possibilitá di realizzare il mio sogno perché grazie all’agenzia io vivo e lavoro in Perú. Devo dire peró che il Perú come paese all’inizio non rientrava nella mia lista di possibili scelte; tutto é iniziato quando, durante una fiera a Milano, ho conosciuto Gabriele - uno dei fondatori di Peruresponsabile - che esponeva, all'interno di uno stand dal titolo "Fa la cosa giusta", i punti piú importanti del lavoro dell'Agenzia e di come si lavora attraverso il turismo responsabile. Gli domandai se potessi partecipare ad uno dei loro stage e lui semplicemente mi rispose "Si. Decidi la data di partenza. Noi ti aspettiamo".

Quindi posso sicuramente affermare che Peruresponsabile mi sta dando la possibilità di vivere dall'altra parte del mondo in un Paese che non conoscevo ma che ora, dopo averlo scoperto giorno dopo giorno, mi piace moltissimo.

Inoltre, grazie all'agenzia stessa, qui ho molte più possibilità di appoggiare e far parte di progetti legati al turismo sostenibile/responsabile. Dopo quattro anni in cui ho lavorato principalmente nei settori di “vendita e operazioni” all’ufficio di Lima, mi trovo adesso, all’ufficio di Cusco, in una posizione in cui ho la possibilità di proporre progetti e di monitorarne altri che Peruresponsabile finanzia da anni. Sicuramente ho trovato in Peruresponsabile il tipo di azienda che faceva al caso mio. E poi diciamo che da quando sono qui sono riuscita ad andare per ben tre volte in Amazzonia.”


Ecco, questa sarebbe stata la prossima domanda. Ti ricordi il tuo primo viaggio?


“Si, che come ho già raccontato é stato al centro di recupero di animali dal traffico illegale. Ad essere sincera avevo già iniziato ad organizzare questo viaggio ben prima di partire in Peru; quando mi sono state comunicate le date del tirocinio mi sono subito organizzata e mi son detta: “Perfetto, a Settembre vado in Amazzonia!”.

Avevo ben chiara l’intenzione di non voler essere una semplice turista. Sentivo l’esigenza di approfondire aspetti piú complessi che comunque riguardassero quell’ambiente e quel mondo. L’unica via che mi avrebbe realmente fatto sentire appagata era quella di fare la volontaria per una ONLUS o una ONG che mi permettesse di passare un certo periodo di tempo a contatto con l’ambiente. Dopo la settimana di volontariato comunque ho anche preso parte ad un tour, sempre nella zona di Tambopata, e poi son andata verso Cusco per visitare Machu Picchu.”


Come ci hai detto sei stata in Amazzonia per tre volte. Ci racconti la tua seconda esperienza?


“Sono stata per la seconda volta in Amazzonia per conto di Peruresponsabile É stato una sorta di ‘viaggio di lavoro’, nella zona di Tambopata, durato 5 giorni nel Dicembre del 2014. Dovevo verificare il lavoro di una organizzazione che si chiama Inkaterra che possiede diversi lodge sia nella zona di Cusco che in Amazzonia e che é anche una ONG che si occupa di ricerche per la conservazione della flora e della fauna locale. Peruresponsabile era interessata al funzionamento di questa organizzazione in modo da poter avviare una collaborazione tramite PrácticaPeru - il programma di stage, formazione e volontariato di Peruresponsabile.it - e quindi hanno deciso che sarei stata io la loro referente.”


La differenza tra il tuo primo viaggio e quest’ultimo é sostanziale. Il primo l’hai fatto per tua scelta mentre il secondo l’hai fatto per lavoro. Hai trovato delle difficoltá nell’affrontare questa seconda esperienza?


“No, perché tanto anche se per lavoro, quando mi dicono ‘tu domani parti in Amazzonia’ io ho giá la valigia pronta per partire. Quindi ti dico che viaggio di lavoro o meno, quando sono li mi ambiento e lo vivo piú come un piacere che come un lavoro vero e proprio.”


Ti propongono di aprire un nuovo centro per Peruresponsabile proprio in Amazzonia. Si o no? E perché?


“Potrei accettare qualora mi proponessero di starci per un tempo limitato. Sono convinta che, piú di un semplice ufficio, in Amazzonia sarebbe piú produttivo portare avanti un progetto a supporto delle comunità o della conservazione ambientale; una sorta di “gemellaggio” con l’ufficio di Cusco che mi darebbe la possibilità di monitorare il centro anche non vivendo costantemente li.

Vivere lí per 12 mesi all’anno credo non sarebbe fattibile. Probabilmente se me l’avessero proposto quando avevo 18 anni avrei detto subito di si, però adesso mi rendo conto adesso che l’Amazzonia é un posto un po’ complicato per viverci soprattutto perché non avrei la possibilità di mantenere i contatti con le persone a cui tengo specialmente la mia famiglia che vive in Italia. Dunque credo che direi di si solo se fosse per un periodo limitato.”


Quindi mi stai dicendo che tra il sogno della Sara diciotenne e quello della Sara ventisettenne c’é un bel po’ di differenza?


“Si..”


Dunque, se avessi davanti una ragazza che a diciotto anni avesse l’intenzione di partire come te alla sua etá, con la consapevolezza di ora che cosa le diresti?


“Io le direi di partire, perché é tutto bellissimo e fantastico ma le consiglierei anche di cercare una base d’appoggio, com’é stata per me Peruresponsabile. Io vivo l’Amazzonia come un ambiente in cui mi posso adattare facilmente ma capisco bene che non é facile e non é per tutti; non solo per la difficoltà di mantenere certi rapporti ma anche perché ad esempio il clima e le temperature in quella zona non sono facili da gestire.”



Bene. Ci hai raccontato le tue due prime volte in Amazzonia ma adesso vogliamo conoscere l'esperienza che si é conclusa pochissimo tempo fa. Ti va di spiegarci come sei riuscita a partecipare a questo tuo ultimo viaggio?


“L’ultima esperienza in Amazzonia é stata al Parco Naturale del Manu. Visitare il Manu é sempre stato uno dei miei piú grandi sogni da quando vivo in Peru perché prima non ero al corrente della sua esistenza; la vedo quasi come una delle parti piú vergini e intoccate di tutta la zona amazzonica e questa idea mi ha sempre affascinata.

Il primo contatto con il Manu, in realtá, l’ho avuto nel 2016 quando a Maggio sono andata insieme al mio compagno a vedere l’alba a ‘Tres Cruces’ (zona di confine con la Riserva del Manu) che dicono sia una delle piú belle ed affascinanti albe al mondo. Ricordo che quando é iniziato a sorgere il sole dalla parte del Brasile, stando a 3,500 metri d’altezza, siamo riusciti a vedere l’intera distesa amazzonica circondata da una fitta nebbiolina (per questo motivo viene chiamato ‘bosque nublado’) che mi ha lasciata senza parole.

Quest’anno é capitata l’occasione perché PromPeru, organizzazione del Turismo del Peru, che a volte si appoggia ad alcune agenzie turistiche per organizzare dei viaggi, ha chiesto anche a Peruresponsabile di programmare e gestire un PressTour (un viaggio stampa) di cinque giorni al Parco Nazionale del Manu per due giornalisti del quotidiano ‘La Stampa’.”


E chi piú di te aveva tutte le carte in regola per poter organizzare questo viaggio?


“In realtá non ero cosí tanto speranzosa sul fatto che potessimo, come azienda, vincere il concorso perché un tour li non é facile né da organizzare tantomeno da gestire. Con sorpresa siamo riusciti a vincere e quando sono andata a chiarire tutti i dettagli con il responsabile del progetto é saltata fuori l’opportunità di poter partecipare anche io al tour e Peruresponsabile mi ha “premiata” dandomi il permesso di prendere parte a questo viaggio.”


Diciamo che oltre questo, mi pare fossi la persona piú adatta per partecipare a questo viaggio..


“Penso che mi abbiano scelta sapendo di questa grande passione che nutro nei confronti dell’Amazzonia.”


FINE PRIMA PARTE

Francesca Corda


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