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  • Francesca Corda - Peruresponsabile

Il mistero di Machu Picchu

Con il nome Machu Picchu, in quechua Machu=Vecchio e Pikchu=Montagna, si fa riferimento ad un’antica e affascinante città Inca che si trova nella Valle dell’Urubamba (regione di Cusco) a circa 2500 mslm. Ad oggi Machu Picchu é uno dei siti archeologici piú importanti e conosciuti di tutto il Peru, il terzo piú grande di tutto il mondo, meta principale di chi viaggia in questo splendido paese e conta ogni giorno la bellezza di 5000 visite. L’intera cittá é stata definita dall’UNESCO come facente parte del Patrimonio dell’Umanità ed é al quinto posto tra le nuove sette meraviglie del Mondo.


Si dice che Machu Picchu venne costruita per volere del primo imperatore Inca, Pachacútec, nel 1440 come residenza dello stesso imperatore e di gran parte della nobiltá appartenente all’Impero. É certo che il santuario rimase abitato fino al 1530 circa, periodo in cui gli spagnoli iniziarono la conquista del paese. Nonostante questo avvenimento cosí decisivo per le sorti di tutto l’Impero Inca, la cittá rimase sconosciuta per 4 secoli; proprio per questa motivazione é stata rinominata la “cittá perduta degli Inca”. Geograficamente parlando si trova nella provincia di Urubamba, tra la Cordigliera Centrale delle Ande peruviane e la foresta amazzonica, per questo motivo é soggetta ad un clima umido che incentiva la presenza di una fitta nebbia che va disperdendosi durante le giornate soleggiate. La presenza di vegetazione tipicamente amazzonica comporta la presenza dei conosciutissimi mosquitos, piccole zanzare tropicali, inoltre questa stessa vegetazione ha permesso, come abbiamo detto, che l’intera struttura rimanesse conservata e quasi completamente intatta per quasi 500 anni.

Il sito é diviso, tramite un muro di separazione, tra zona agricola che comprende tutti i tipi di terrazzamenti per la coltivazione tipici del periodo Inca, e la zona urbana dove stanno la maggioranza delle strutture civili e religiose e anche tutti i complessi abitativi. Gli edifici principali sono:

  • Intihuatana: luogo sacro (collina terrazzata) dove si trova la pietra Intihuatana da cui il settore ha preso il nome. Nonostante diverse controversie si dice che questa pietra venisse utilizzata come una meridiana d’altri tempi con il quale il popolo Inca indicava i solstizi e gli equinozi;

  • Tempio del Sole: sorge nel quartiere religioso nel quale venivano compiute le cerimonie in onore del Dio Inti – Dio del Sole. Le due finestre che sorgono nel tempio inquadrano perfettamente il sorgere del Sole durante il solstizio d’estate (21 dicembre) e il solstizio d’inverno (24 giugno);

  • Piazza Sacra: é un complesso di costruzioni disposte attorno ad un patio di forma quadrata. É considerato il principale punto cerimoniale della cittá ed include infatti il Tempio de las tres ventanas (orientato verso la mongagna Huayna Picchu) e il Tempio Principal;

  • Residenza reale: si dice fosse la struttura piú importante dell’intera area per la sua posizione, grandezza e disposizione delle stanze interne. Ad avvalorare questa ipotesi c’é anche il fatto che la residenza possiede la prima porta d’accesso di tutta la zona e che la finestra preminente si affaccia sul Tempio del Sole.

La sua rappresentazione, la sua struttura, la sua storia e il suo complesso le valgono ad oggi la definizione di icona del mondo Inca per eccellenza.


La scoperta

Le notizie ufficiali riportano il 24 luglio del 1911 come data della scoperta di Machu Picchu per merito dell’esploratore, cosí amava definirsi, statunitense di nome Hiram Bingham III. Partí nel 1906 seguendo la strada intrapresa da Simon Bolivar quasi 100 anni prima (nel 1819) per conoscere la storia dei paesi conquistati dagli spagnoli e poter cosí darne un resoconto dettagliato ai suoi studenti della Facoltá di Harvard e Priceton. La spedizione archeologica, che portó alla fine alla scoperta di Machu Picchu, fu intrapresa alla ricerca di un’altra cittá, conosciuta con il nome di Vilcabamba, ritenuta essere la cittá utilizzata dagli Inca come fortezza contro gli attacchi degli spagnoli durante la loro conquista. Nonostante l’agilitá di Bingham e le sue doti da scalatore, non gli fu facile addentrarsi all’interno di Machu Picchu visto che al tempo l'intera zona era semi ricoperta da una fitta vegetazione di tipo amazzonico che si, ne preservó l’integritá, ma che non facilitava l'accesso all’interno dell’area. Per queste motivazioni l'esploratore venne condotto all’interno della “cittá perduta” da una guida d’eccezione: Pablito Alvarez o Pablito Richarte, un bambino di soli 11 anni (anche se si dice ne avesse addirittura 8) che faceva parte di una delle tre famiglie che ancora abitavano a Machu Picchu. Bingham fece alcune foto e tornó alcuni giorni dopo negli Stati Uniti. Le foto che portó come prove fecero cosí tanto scalpore che Bingham venne finanziato dalla prestigiosissima Universitá di Yale per organizzare una nuova spedizione in questa regione l’anno seguente. La Yale Peruvian Expedition, cosí venne chiamata, si realizzo nel 1912; l’archeologo questa volta poté contare su un gruppo di tecnici come: il geologo H.E. Gregory, l’osteologo George F. Eaton, il topografo capo A.H. Bumstead insieme al suo staff, l’archeologo Ellwood C. Erdis, il medico L.T. Nelson e il suo team. Il compito di questa equipe fu quello di cartografare la zona, pulendola dalla vegetazione, e compiere studi antropologici e geologici non solo all’interno del sito ma anche di tutta la zona circondante con i corrispettivi studi archeologici. Un anno piú tardi il mensile National Gographic pubblicó grazie ai rilevamenti fatti da Bingham, un intero numero dedicato alla “cittá perduta degli Inca” e questo, insieme a moltissime foto, é ció che scrisse Gilbert H.Grosvenor (National Geographic Editor di quel periodo):


“Prof. Hiram Bingham's explorations in South America, 1906-1911, and particularly his discoveries in 1911, were so important that when he was seeking funds for another Peruvian expedition in 1912, the Research Committee of the National Geographic Society made him a grant of $10,000, Yale University contributing an equal amount. His preliminary report to the National Geographic Society and Yale University of the work done in 1912 is printed herewith, and forms one of the most remarkable stories of exploration in South America in the past 50 years. The members of the Society are extremely gratified at the splendid record which Dr. Bingham and all the members of the expedition have made, and as we study the 250 marvelous pictures which are printed with this report, we also are thrilled by the wonders and mystery of Machu Picchu. What an extraordinary people the builders of Machu Picchu must have been to have constructed, without steel implements, and using only stone hammers and wedges, the wonderful city of refuge on the mountain top!” *


“La spedizione esplorativa in Sud America effettuata dal Prof. Hiram Bingham, 1906-1911, e in particolare le sue scoperte nel 1911, sono state cosí importanti che quando Bingham ha cercato dei fondi per un altra spedizione Peruviana nel 1912 sia il Comitato di Ricerca della National Geographic Society che la Societá dell’Universitá di Yale gli fecero una concessione di 10,000 dollari ciascuna. Il suo report iniziale, per entrambe le societá, del lavoro fatto nel 1912 viene stampato in questa edizione e forma nel suo complesso uno dei lavori piú notevoli conclusi negli ultimi 50 anni. I membri della Societá sono estremamente grati al Dt. Bingham e alla sua squadra per lo splendido lavoro fatto e per lo studio concesso sulle 250 foto meravigliose che sono state stampate in questo numero insieme a questo report, siamo inoltre rimasti entusiasti dalle meraviglie e dai misteri di Machu Picchu. Quanto devono essere state straordinarie le persone che costruirono Machu Picchu, la meravigliosa cittá a ridosso della cima della montagna, senza l’aiuto dell’acciaio, ma usando solamente martelli e cunei di pietra!” **


*www.nationalgeographic.com/magazine/1913/04/machu-picchu-peru-inca-hiram-bingham-discovery ,consultato in data 19/10/17

**traduzione a cura di Francesca Corda

Fu davvero Hiram Bingham a scoprire per primo la "cittá perduta degli Inca"? Un'ipotesi tra le tante

Il linguista e filosofo Noam Chomsky, a riguardo della scoperta di Machu Picchu (e anche dell’America) scrisse che la parola ‘scoperta’ in sé, quando si fa riferimento all’America o ad una cittá come Machu Picchu, é imprecisa. Disse che non fu una questione di scoperta ma bensí di invasione, una invasione eseguita da “una cultura veramente aliena”. Ció che Chomsky vuole intendere é che la parola scoperta, nella sua definizione di rivelazione di realtá prima ignote é imprecisa quando si parla dell’America o in questo caso di Machu Picchu perché queste terre, aree e zone erano abitate nonostante la loro rivelazione al mondo intero e con quel termine si rischia di privare queste popolazioni della loro identitá e dei loro diritti su quelle terre.


Solo da alcuni anni la storia della “scoperta” di Machu Picchu é stata leggermente modificata e questo é avvenuto grazie ad alcuni cusqueñi che rivendicano a gran voce il riconoscimento delle teorie e di una nuova parte della storia pubblicate da Américo Rivas nel libro “Agustín Lizárraga: el grand descubridor de Machu Picchu” dove l’autore aggiunge, alle notizie ufficiali, dettagli inediti sulla scoperta della cittá perduta. La storia dice che quando Hiram Bingham arrivó nella zona trovo una pietra su cui era incisa una scritta: “A. Lizárraga 1902” e che per attribuire a sé stesso il primato di aver scoperto questa cittá fece cancellare il nome di Lizárraga dalla roccia. Per questo motivo, questo uomo si guadagnó il soprannome di El hombre borrado de Machu Picchu (l’uomo cancellato di Machu Picchu). Ma chi fu per la storia Agustín Lizárraga? Era un semplicissimo agricoltore, nominato per la prima volta, nel primo diario di viaggio di Bingham, come scopritore di Machu Picchu; il suo nome venne prima omesso nei suoi scritti successivi per poi venire completamente eliminato, sparendo nel dimenticatoio. Solo un secolo dopo alcuni giornalisti di Lima pubblicarono questo annuncio sul diario El Sol di Cusco: “Giornalisti di Lima cercano discendenti di persone che parteciparono alla spedizione di Hiram Bingham a Machu Picchu. Presentarsi al Ayllu Cafe (Plaza de Armas) e chiedere dell’incaricato locale, sabato 15 dicembre, dalle 10.30 alle 12.00 pm”. All’appuntamento si presentó una donna di nome Sonia Lizárraga che insieme ad altri suoi familiari, tra cui uno studente di storia e guida turistica, spiegarono le motivazioni per le quali fu il loro nonno a rivenire per primo le rovine di Machu Picchu. La questione, da quel momento in poi, si fa controversa e diventa un punto di studio fondamentale per moltissimi studiosi della storia della civiltá Inca. Si dice che Lizárraga giunse alla cittá perduta il 14 luglio del 1902 e insieme ad altri due uomini ebbe modo di fare un giro perlustrativo tra i templi, le case e i luoghi religiosi all’interno dell’area; una volta arrivato nella zona della Piazza Sacra e su un muro del Tempio delle tre finestre scrisse il suo nome. Non poté peró rivendicare questa scoperta perché si dice che morí affogato nello stesso anno tra le acque del fiume Vilcanota.

Il triste epilogo

Nonostante le notevoli e importanti rivelazioni circa la storia di Lizárraga, il 24 luglio del 2011, data del centenario della scoperta di Machu Picchu da parte di Hiram Bingham, nessuno tra i partenti e famigliari di Lizárraga venne invitato a far parte della cerimonia. Le domande che ci poniamo sono la seguenti: com’é possibile che la storia venga cancellata cosí facilmente? Qual é il nome di colui che per primo si trovó davanti alla meravigliosa cittá di Machu Picchu? Non siamo in grado di rispondere in maniera certa a queste domande perché tanti, se non tantissimi, sono i dubbi e i misteri che aleggiano tra i luoghi della “cittá perduta degli Inca” ma ci auguriamo che qualcuno prima o poi faccia luce su questa storia in modo da rendere veramente omaggio a chi ha dato e da tutt’oggi a miliardi di persone la possibilitá di percepire e apprezzare l’energia positiva che circola all’interno di una delle sette meraviglie del mondo.

Francesca Corda

#archeologia #machupicchu #storia #hirambingham #peru #cusco

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