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Pachamama: tra cultura e misticismo

Sono varie le tradizioni e i miti a cui il popolo peruviano fa riferimento. Tanto piú profonda é la loro tradizione culturale quanto piú é vasto il loro repertorio di miti e leggende. Uno tra i piú importanti é il mito della Pachamama a cui é legata anche tutta la storia che fa riferimento alla divinitá piú importante di tutto il Perú. Pachamama (in quechua Pacha = terra e Mama = madre) é considerata la “Madre Terra” non solo da un punto di vista espressamente materiale (la sfera terrestre) ma riguarda anche tutto ció che concerne il mondo e le sue rappresentazioni sulla terra (la natura in generale, gli alberi, i fiumi, i boschi, le montagne ecc.) ossia tutto ció con cui l’essere umano entra in contatto ogni giorno. La Pachamama protegge le persone e le lascia vivere attraverso i suoi molteplici doni, proprio per questo i popoli ne hanno cura e le rendono omaggio.


Nell’antichitá si usava spesso sacrificare animali in suo onore ma ora questa pratica, diventata obsoleta, é stata sostituita dal sotterramento di materiali o oggetti (bottiglie di vino, foglie di coca, sigarette ecc.) con le quali viene fatta l’offerta in suo nome. La speranza é che la Pachamama ricambi il gesto offrendo un buon raccolto, migliorando le condizioni climatiche o restituendo ai popoli il frutto dei loro sacrifici.


Il mito della Pachamama

Piú di mille anni fa, a causa di una giovane e bella donna di nome Pachamama (Madre Terra), due giovani fratelli entrarono in competizione tra loro per conquistarla. Lei, alla fine, scelse come suo sposo Pachacamac (Dio Creatore del Mondo) scatenando cosí l’ira di Wakon (Dio del Fuoco e del Male) che venne cacciato dal Regno dei Cieli per volontá di tutti gli Dei. Pieno di rabbia, Wakon causó disastri sulla terra: siccitá e inondazioni, fame e morte.


Turbato dagli effetti devastanti della collera e dell’odio di suo fratello, Pachacamac discese dal cielo e vinse una feroce battaglia contro il fratello, ristabilendo cosí l’ordine nel pianeta. Pachacamac y Pachamama, come esseri mortali, regnarono sulla terra mentre Wakon venne bandito e costretto a vivere all’interno delle grotte delle piú lontane montagne, con il monito di non ritornare mai piú.


Durante il periodo di prosperitá che sopraggiunse, la coppia ebbe due gemelli, un maschio ed una femmina chiamati Wilkas. La felicitá della famiglia peró venne ben presto a mancare quando Pachacamac cadde accidentalmente nel mare di lurin (Lima) e morí, trasformandosi cosí in un’isola. A causa di questo avvenimento l’oscuritá e le tenebre tornarno a regnare nel mondo.


Nonostante la tristezza e l’oscuritá che li circondava, Pachamama e i suoi figli non si persero d’animo. Camminarono senza meta per tutta la notte, nascondendosi spesso da terrificanti mostri; la sua essenza divina peró permetteva alla Pachamama di mantenere l’agilitá mentale per affrontare qualsiasi avversitá e continuare, insieme ai suoi figli, il proprio cammino. Quando si ritrovarono nelle terre di Canta (sierra de Lima), videro una piccola luce tra le montagne e non esitarono ad incamminarsi seguendo quel bagliore. Ignoravano peró che quella luce, l’unica luce che gli dava speranza, proveniva dalla caverna dove si nascondeva Wakon.


Una volta arrivati e raccontata la loro storia vennero accolti da un irriconoscibile Wakon: egli, per rimanere solo con la bella Pachamama, mandó i due gemelli a raccogliere acqua, e tentó, senza successo, di sedurla. Al suo ennesimo rifiuto Wakon l’ammazzó, la squartó e ne mangió le carni. Mentre l’anima di Pachamama si librava nell’aria per convertirsi nella Cordillera “La Viuda” (Andes Centrales, limite de Lima, Junin y Pasco), Wakon, sporco di sangue e con le ossa ancora strette tra le mani, vide ritornare i due gemelli. I Wilkas cercarono la mamma da tutte le parti, piangendo dalla disperazione, finché lo zio li avvertí che era stato incaricato proprio dalla loro mamma di aver cura di loro fino al suo ritorno. Ovviamente l’intento di Wakon era ben diverso: li avrebbe fatti ingrassare per poi mangiarli ma il pennuto Huaychao (uccello che annuncia l’alba) li mise in guardia nei confronti dello zio, raccontando loro tutta la veritá.


Per tutta risposta i due gemelli iniziarono a correre senza fermarsi, temendo che lo zio, e quindi la morte, potesse raggiungerli. Nel tragitto incontrarono diversi animali che si offrirono di coprire le loro tracce dal malvagio Wakon. Nonostante i loro piccoli piedi continuarono a correre dimostrando un gran valore. Una cagna che li vide passare si offrí di nasconderli nella sua tana.


Nel frattempo Wakon cercó inesorabilmente di raggiungere i due gemelli: chiese al condor, al jaguaro, al serpente e ad altri animali che incontró nel suo cammino, ma tutti lo mandarono fuori strada. Arrivato dalla cagna, le chiese dove fossero finiti i due bambini e lei gli rispose che i gemelli sarebbero arrivati se lui avesse cantato, imitando la voce della Pachamama, dalla montagna piú alta. Solo cosí sarebbe riuscito ad acciuffare i due e a compiere il suo malefico piano. Ingeuo e poco sagace, Wakon inizió a salire verso la cima della montagna piú alta quando pestó una pietra un po’allentata e cadde nel vuoto, provocando con la sua morte delle fortissime scosse.


I Wilkas si salvarono anche se rimasero orfani. Solo la cagna si prese cura di loro affinché non morissero di fame. Vissero tristemente con la delusione di non poter piú cambiare la propria sorte. Peró, siccome le cose terrene non sono eterne, presto il destino li avrebbe portati su una strada diversa ed inaspettata.

Un giorno, mentre uscivano per andare a raccogliere le patate, in uno dei solchi del terreno trovarono un pupazzo a forma di oca e si misero a giocare con quella finché si ruppe in mille pezzi; tristi e sconsolati si addormentarono. Il loro padre Pachacamac, che li guardava dall’alto dei cieli provó cosí tanta pena per i propri figli che decise di portarli su nel cielo insieme a lui.


Al risveglio, la piccola raccontó a suo fratello ció che aveva appena sognato. Ogni volta che tirava in aria un oggetto, questo rimaneva sospeso per aria. Il fratello, vedendola accaldata, penso si trattasse solo di uno strano sogno e niente piú. Seduti nella cascina, continuarono ad interrogarsi sul sogno e a chiedersi che significato potesse avere, quando dal cielo videro scendere due corte dorate; si guardarono un po’ impauriti. La paura peró non smosse la loro curiositá che li portó ad arrampicarsi su di essa e a salire fino alla cima. La salita fu cosí facile che pareva che qualcuno, dall'alto, la tirasse verso sé; i Wilkas arrivarono in cielo e scoprirono che ad attenderli c’era il loro adorato padre Pachacamac che li premió dando loro un posto privilegiato nel suo regno. Vennero trasformati nel Sole e nella Luna determinando la fine del periodo oscuro nella terra e lasciando spazio al giorno e alla notte.*


(*www.takiruna.com/2015/07/17/mito-de-pachamama-en-el-pensamiento-colectivo-andino/, consultato in data 05/10/17, traduzione e rielaborazione di Francesca Corda)


Il culto


Con l’invasione degli Spagnoli e con la persecuzione delle religioni native, la Pachamama é diventata il prodotto di unitá differenti: la tradizione Inca da una parte e la religione cattolica dall’altra. Per questo molto spesso viene invocata attraverso la figura della Vergine Maria. Nonostante ció i riti relazionati alla Pachamama vengono tutt’oggi praticati secondo i metodi tradizionali, da parte delle comunitá quechua e aimaras, e da altri gruppi etnici. Questi culti, grazie alle migrazioni, sono conosciuti e vengono praticati anche nelle grandi cittá. Ai giorni nostri é possibile incontrare per la strada qualcuno che prima di bere o mangiare ripete la frase “Antes para la Pacha”.

La festa

Il primo Agosto si celebra il “Día de la Pachamama”. Si tratta della festa piú popolare e conosciuta di tutta l’America Latina. Durante la cerimonia venono realizzate una serie di offerte in onore della Terra Madre perché protegga le persone e fecondi la terra che le appartiene. Solitamente il rito viene consumato attorno ad un fosso , anche se in ogni provicia esistono abitudini differenti, all’interno del quale vengono depositate foglie di coca, un poco di chicha, alcol e sigarette. Una volta coperto il fosso con terra e bottiglie di vino, tutti i partecipanti si prendono per mano per esprimere alla Pachamama lo “spirito fraterno” che li unisce e che li governa. Ballano e cantano attorno al fosso coperto accompagnati da melodie e da “coplas” (forma poetica con la quale vengono scritti i testi di alcune canzoni).





Francesca Corda


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